venerdì 8 maggio 2009

da: il mattino.it>> Il primo ovaio Artificiale

Realizzato il primo ovaio artificiale
per le donne che lo hanno perso


di VALENTINA ARCOVIO
Si accende una speranza per tutte le donne che vorrebbero diventare mamme e che, per colpa ad esempio di un tumore, saranno private delle proprie ovaie. Un gruppo di ricercatori del Women and Infants Hospital di Providence, Rhode Island, ha infatti messo a punto un ovaio artificiale fatto di cellule e tessuti umani dentro cui è possibile far maturare ovociti immaturi pronti per essere fecondati. Questa straordinaria perla della bioingegneria è stata presentata la scorsa settimana al meeting della New England Fertility Society in New Hampshire da Sandra Carson e Stephan Krotz. La rivista New Scientist ha dedicato al lavoro dei ricercatori un ampio servizio.

In pratica, i ricercatori hanno creato a partire da una matrice gelatinosa, una struttura a nido d’ape, in cui sono state inserite «capsuline» con estradiolo, l’ormone che serve alla maturazione degli ovociti. Il risultato è stato sorprendente: un ovaio artificiale che funziona proprio come quello naturale. Anzi ancora meglio, perché permetterebbe all’ovocita di maturare più rapidamente. Per dimostrare la sua efficacia i ricercatori hanno inserito all’interno della speciale struttura un ovocita immaturo che non sarebbe utile alla fecondazione proprio perché non ha raggiunto la necessaria fase di maturazione. Dopo 72 ore passate all’interno dell’ovaio artificiale, l’ovocita è maturato ed è risultato idoneo per essere fecondato. Una donna, quindi, che deve subire un intervento di asportazione delle ovaie, avrebbe maggiori probabilità di mettere al mondo dei figli. Fino ad oggi infatti i medici potevano soltanto prelevare e congelare, prima dell’intervento alle ovaie della paziente, gli ovociti già maturi e quindi già pronti per essere fecondati. Disporre di un ovaio artificiale dove far maturare i precursori degli ovociti, invece, permetterebbe la maturazione degli ovociti fuori dal corpo femminile e questo moltiplicherebbe le chance della donna di rimanere incinta. Infatti a quel punto, prelevando gli ovociti immaturi prima dell’intervento, si avrebbe a disposizione una quantità enorme di cellule uovo da congelare e utilizzare per la procreazione assistita.

Adesso il prossimo passo dei ricercatori sarà quello di vedere se l’ovaio può far maturare anche ovociti ancora più giovani, conosciuti come «cellule primordiali» che le donne hanno a migliaia.

«La nostra speranza è quella di riuscire a far maturare anche ovociti molto immaturi», ha dichiarato Carson. Krotz è convinto che questo processo potrebbe essere portato a termine entro 10 giorni, rispetto invece ai 280 o più necessari al corpo della donna. Gli ovociti, infatti, sembrano maturare molto più velocemente nell’ovaio artificiale. Questo probabilmente per via della mancanza di fattori prodotti dal corpo che inibirebbero il processo.

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